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SIAMO STATI AL B.T.O. DELLE ISOLE
vorremmo raccontarvi cosa è successo
se non addirittura cosa sta per succedere

B.T.O. Buy Tourism Online, un incontro con professionisti che quotidianamente si occupano di turismo, comunicazione, internet, marketing e informatica, svoltosi a Portoferraio il 24 e 25 maggio alla caserma De Lauger, voluto con lungimiranza da Fabrizio Niccolai direttore dell’A.P.T, a cui vanno tutti i nostri complimenti e ringraziamenti.
L’argomento che ha dominato questa 2 giorni e stato il web 2.0, piccola sigla entrata prepotentemente nella nostra vita e probabilmente destinata a condizionare il nostro futuro, per questo motivo cercherò di essere il più chiaro possibile nello spiegarvi di cosa si tratta.
Per tutti il B.T.O. ha rappresentato un’occasione per una profonda riflessione su dove sta andando il turismo. Non era difficile intuire la direzione che avrebbe preso la discussione, ma viverla e stata un’altra cosa e le sensazioni per tutti i presenti sono state nette, mi piacerebbe trasmettervi queste emozioni e coinvolgerVi in questa riflessione.

Per una cronaca molto ben fatta e competente della manifestazione vi rimando al sito della blogger Elena Farinelli, si ho proprio scritto blogger non si tratta di un errore (anche se Word me lo segnala come tale, non ho l’ultimissima versione) ma di un termine oramai inserito stabilmente in Wikipedia fra le “Arti, mestieri e professioni”.
Queste riflessioni sono indirizzate a tutti ma soprattutto a quelli come me che non immaginavano che si può fare il “blogger”. Questa ragazza, e come lei molti altri, in tempo reale, utilizzando un portatile riassumeva sul suo sito internet quanto stava accadendo. Vi invito veramente ad
andare a leggere ma fate presto perché il web cambia alla velocità della luce, domani potrebbe non esserci più.

Veniamo al dunque, rinuncio al colpo di scena finale e vi racconto subito la sostanza: Internet e le nuove tecnologie stanno galoppando con una progressione esponenziale, in tutto il mondo le persone connesse alla rete hanno raggiunto il 25%, e se prendiamo in considerazione i paesi più evoluti che rappresentano il nostro bacino di utenza per quanto riguarda la provenienza dei turisti la percentuale sale tranquillamente oltre il 50%.
Visto che il turista tipo è sicuramente persona evoluta, non è difficile ipotizzare che la stragrande maggioranza dei nostri clienti sia potenziali che effettivi siano connessi alla rete e abbiano padronanza degli strumenti disponibili.
A questa constatazione si aggiunge un fenomeno più recente, la nascita ed il successo esplosivo dei cosiddetti social media, con questi intendo facebook, twitter, youtube, flickr e così via, elencarli tutti è impossibile sono veramente tanti e ogni giorno se ne aggiungono di nuovi.
E’ molto interessante ragionare sulle implicazioni che questo comporta e sulle conseguenze di questa nuova tendenza.

Grazie a questi nuovi media le persone comunicano fra di loro molto più facilmente, e capita sempre più di frequente che questa comunicazione non è fra una persona e un’altra persona come fino ad oggi eravamo abituati a fare, ma è fra una o più persone con cento, mille persone, e molti di più sono quelli che soltanto ascoltano.

Si creano amicizie virtuali e reali e le persone si aggregano in gruppi (d’ora in poi userò il termine community) dove condividono gli stessi interessi, preferenze, passioni, emozioni.

Ogni persona fa tranquillamente parte di una o più community e tutti questi contatti si intrecciano fra una community e l’altra in una trama praticamente infinita.
E’ un buzz assordante (brusio) che pervade il Web ininterrottamente, oltre un miliardo di persone che parlano di continuo fra di loro.

Quali sono gli argomenti di queste conversazioni? A questa domanda è molto facile rispondere, la maggior parte delle conversazioni non sono segrete, vengono catalogate e analizzate statisticamente dai motori di ricerca.
Il 70% delle conversazioni online sono relative alle marche: si parla di hotel, di dove andare, ristoranti, vestiti, cellulari…

A questo punto Vi faccio una domanda: se vedete in Tv una pubblicità che vi dice che la pasta di marca X è molto buona e poi incontrate due o tre amici che vi dicono che la marca X non è buona e che invece la migliore é la Y, a chi credete ?
E se invece che da amici, questa cosa la sentite dire da un gruppo di sconosciuti che comunque condividono con Voi i vostri stessi interessi e competenze riguardo alla gastronomia, vi cambia qualcosa?

Credo che a questo punto sia già possibile intuire cosa significa web 2.0…

Adesso siamo pronti per tracciare una breve ma significativa analisi sull’evoluzione dei mercati negli ultimi 15 anni, e per l’Elba "piccola isola italiana" i tempi sono ancora più ridotti. Schematizzando si può dire che in questo breve periodo il mercato è passato attraverso 3 fasi e prosegue.

1 fase. prima del web : è il mercato tradizionale la comunicazione fra aziende e consumatori avviene esclusivamente attraverso i mezzi classici: radio, televisione e carta stampata. Il consumatore è totalmente passivo, in questa fase riceve il messaggio ma non partecipa, comunica con i suoi simili praticamente con il solo mezzo che la natura gli ha offerto “la voce”, praticamente non comunica.

2 fase. web 1.0 : ai mezzi tradizionali si aggiunge internet, è diventato possibile aprire un contatto diretto fra consumatore e azienda, ma le comunicazioni fra consumatore e consumatore sono ancora l’eccezione. Il controllo lo tengono ancora in mano le aziende, il consumatore interagisce ma secondo le modalità prestabilite dall’azienda, è schedato, monitorato, è considerato ancora un “segmento”, “un target”, lo si studia statisticamente ma non lo si valorizza individualmente.

3 fase. web 2.0 : è la rivoluzione, il fatto rilevante è che i consumatori parlano fra di loro, e lo fanno veramente tanto e con una velocità e una padronanza dei mezzi tecnici che è sconosciuta alla maggior parte delle aziende che a volte per dare una risposta ad un consumatore devono convocare un consiglio di amministrazione e nel frattempo il passaparola fra consumatori ha fatto 2 volte il giro del mondo.
Oramai i consumatori sono i protagonisti, nel bene e nel male, in un attimo, determinano il successo o il fallimento di una campagna promozionale che all’azienda è costata fatica e risorse.
Parlano fra di loro di marchi e prodotti, si informano, consigliano e sconsigliano, per le aziende diventa importante partecipare a queste conversazioni. I media tradizionali esistono ancora ma soffrono la loro inadeguatezza al dialogo.
Si fa strada il concetto di reputation, quando le aziende non riescono a inserirsi nei dialoghi la reputation è attribuita interamente dai consumatori, e può essere difficile togliersi di dosso una cattiva reputation.
Concetti come segmento, target, profilo diventano antiquati rispetto al concetto di community.
Questa fase vede la consacrazione definitiva del "mobile" (mobail), iPhone, smartPhone, iTouch, iPad, ecc..........
Lo strumento di comunicazione in assoluto più efficace è il passaparola, ma è tanto potente quanto incontrollabile.
E’ così forte la percezione dell’importanza del passaparola che in Italia si è costituita l’associazione dei professionisti che lo utilizzano come strumento di marketing (Wommi), naturalmente molti erano al B.T.O.

4 fase. web 3.0 : per ora solo teorizzata. (l'evoluzione di internet: da web 1.0 a web 2.0, fino a web 3.0).

Per quanto riguarda il "mobile" è talmente profonda la penetrazione nel mondo della comunicazione che merita considerazioni a parte. 

Non dimentichiamoci che molti dispositivi mobili sono più vicini ai computer che ai telefonini, e che molti siti internet possiedono una versione speciale adatta alla navigazione palmare, senza contare le applicazioni che vengono sviluppate appositamente per questo mondo. La loro diffusione non conosce ostacoli, spesso anche coloro che dichiarano non troppa simpatia per i computer non si fanno mancare il telefonino di ultima generazione, e quindi nei fatti sono in rete anche loro.
Il mercato "mobile" è il più fiorente del momento, Apple ci si è buttata e ha sorpassato Microsoft (leggetelo perchè è chiarificatore), la notizia è del 28.05.10, molto fresca, lo stesso giorno dello sbarco in Italia dell' iPad, quante notizie in un solo giorno!
Il terzo incomodo fra i due si chiama Google, scommette molto sul "mobile", ha progettato un sistema operativo dal nome Android e promette scintille.

Vi è mai capitato di vedere qualcuno nel vostro ristorante che con il telefonino inquadra il piatto che gli avete appena portato?
Puo darsi che lo stia solo fotografando per il suo album delle vacanze, ma potrebbe anche essere che sta utilizzando quell'applicazione che gli permette di far sapere agli amici in quale ristorante si trova e cosa sta mangiando.

E se la stessa cosa succede con un libro nella vostra libreria, lo sta fotografando per l'album?
Non credo, quasi sicuramente sta puntando sul codice a barre per utilizzare quell'applicazione che gli permette di trovare il giudizio su quel libro lasciato da altri consumatori, e decidere se comprarlo.
Riuscirà il bravo commesso della libreria, neanche interpellato, a ribaltare un eventuale giudizio negativo?

Avete fatto caso alla presenza, sempre più frequente, di strani quadrati su depliant e giornali?
Sono i cosidetti QR code, codici a barre bidimensionali, contengono una qualche informazione che può essere letta  inquadrandoli con i telefonini adatti, potrebbe trattarsi di un contatto da inserire nella rubrica, o probabilmente il  link per una pagina di un sito web, del resto la carta stampata è statica e non può essere aggiornata facilmente come una pagina web, la carta viene usata come porta di accesso per la rete, è veramente un esempio di come i media tradizionali si stiano facendo da parte quando passa internet. Il contrario richiederebbe che da un sito web, facendo click su di un link ,si potesse ricevere materiale cartaceo a casa, succede anche questo ma è l'eccezione.

L'ultima frontiera è rappresentata dalla georeferenziazione, i moderni telefonini una volta accesi  diventano localizzabili, questa possibilità una volta disponibile alle sole forze di polizia, adesso dando il consenso può essere utilizzata dai social network per mappare la posizione di tutti i nostri amici, in questo modo abbiamo la possibilità di sapere se ci sono amici nei paraggi e magari invitarli a prendere un caffè o a mangiare insieme, a volte i social media non sono così virtuali come sembrano.

Andiamo oltre, fino ad ora abbiamo parlato soprattutto dei meccanismi, è giunto il momento di parlare dei numeri per capire l’entità del fenomeno.
Una fotografia neanche tanto recente di internet è fatta nel video che segue, il ritmo con cui procede toglie quasi il respiro ma è un effetto voluto che rende molto bene l’idea, è in inglese ma è facile capirlo ugualmente, basta non fare confusione con i termini anglosassoni, l’unica cosa che dobbiamo fare prima di vederlo è un ripasso di matematica, io almeno ne ho avuto bisogno:
million=milione è un 1 seguito da sei 0, chi era abituato alle lire lo capisce più facilmente, come numero non è difficile da comprendere (mille volte mille),
billion=miliardo è un 1 seguito da nove zeri (mille milioni) e qui, secondo me, la mente comincia a fare fatica a capire veramente,
trillion=mille miliardi è un 1 seguito da dodici 0 (un milione di milioni).
Se pensate di aver capito rispondete al volo: dove si può arrivare con un trillion di passi? da Pomonte a Cavo, fino a Roma, fino a Pechino, il giro della terra o sulla Luna.
Lo so è un dato di fatto che è difficile capire i numeri molto grandi, ma proviamo lo stesso a vedere il video, ah dimenticavo... con un trillion di passi si va sul Sole e si torna indietro (più di 3 volte) ma credo che il sapere questo non ci aiuti più di tanto a capire la grandezza di questo numero, allacciate le cinture si parte ...

Alcune cose mi hanno colpito:
billion e trillion come noccioline,
81% la percentuale di e-mail assimilabili a spazzatura,
30.000 i server che ospitano Facebook,
148.000 i nuovi zombie computer ogni giorno.

A questo punto diventa evidente l'importanza dell'utilizzo di internet e dei social media nella comunicazione moderna, eventualmente abbinato ai mezzi tradizionali.
Per vedere all’opera una campagna promozionale sul turismo che unisca i mezzi tradizionali con il web 2.0 non è necessario andare molto lontano, ci basta restare in Toscana.

La nostra Regione, prima al mondo, ha affidato la sua immagine alla campagna “Voglio vivere così”, ha realizzato uno stupendo spot video con una colonna sonora altrettanto stupenda, lo ha fatto passare in Tv e lo ha messo su Youtube, anche in prima pagina, ha costituito un social media team con il compito di essere presente online e ha monitorato le conversazioni sui social media il tutto abbinato ad un sito dedicato al turismo in Toscana www.turismo.intoscana.it.
A presentarci il progetto è venuto Mirko Lalli responsabile comunicazione e marketing Fondazione Sistema Toscana.

Non può che farci piacere sapere che proprio la Regione Toscana è all’avanguardia nell’attuazione di queste strategie perché sono certo, che in qualche modo, riusciremo a beneficiarne anche noi, questo nonostante non sia del tutto sicuro che l'isola d'Elba faccia parte della Toscana, a scuola mi hanno insegnato di si, ma in verità io non sono nemmeno convinto che faccia parte della Provincia di Livorno, al massimo dell'Arcipelago Toscano, e tutto sommato questi spot non mi hanno tolto il dubbio.

In effetti, per sapere dove siamo sarebbe necessario parlare con i consumatori, ma non prima di aver deciso dove vogliamo essere. Nell’era di internet la geografia è diventata relativa, anche il nostro essere Isola perde certezze, i nostri contorni non sono così netti come in passato, cominciano a intravedersi aperture. (**)

Ho voluto fare una semplice prova, su Youtube ho digitato "Toscana", al primo posto "voglio vivere così" al secondo "Toscana la mia terra - La voce del silenzio con Bocelli" (riferito alla Costa degli Etruschi), non mi è sembrato uno spot realizzato da un canale istituzionale ma è bello e suggestivo.
A questo punto pieno di speranze ho digitato "Elba", la prima cosa che mi ha colpito è stata al 3° posto "[email protected] all'Elba - avvistati 2 [email protected] di 6 metri", aazz... non contento ho provato a ordinare per numero di visualizzazioni, 1° posto "due [email protected] all'Elba" aazz...ho richiuso subito.

Godiamoci adesso qualche divertente esempio di comunicazione, sono spot che come mezzo di diffusione hanno sfruttato internet e il passaparola, alcuni dei quali veramente non convenzionali escono da tutti gli schemi fino ad adesso concepiti.

L’hotel più scarso del mondo si trova ad Amsterdam ed è sempre pieno, uno dei suoi slogan recita più o meno così “E’ giunto il momento che Tu rinforzi le tue difese immunitarie, vieni al nostro bar”.
Assolutamente da non perdere il suo Eco-Tour, la sua certificazione eco-label è veramente ineccepibile, è esattamente quello che si chiama "far di necessità virtù", sto parlando del Hans Brinker Budget Hotel.
E’ evidente che ad Amsterdam esiste una domanda più che sufficiente per riempire almeno un hotel con quelle caratteristiche, e con una campagna impostata sull’ironia, a basso costo e rigorosamente su internet questo hotel è riuscito a raggiungere i suoi potenziali clienti, sicuramente giovani, e a catalizzare su di se le loro simpatie.
Senza dubbio non c’è la possibilità per tutti di adottare questa strategia, ma per il primo che lo ha fatto è stata un’idea assolutamente vincente.
Sorprendente quanto geniale, a questo punto il suo problema non è tanto il dover giustificare le sue carenze quanto gestire l’overbooking.

Durante un volo sulla nota compagnia aerea United Airlines un cantante a me meno noto Dave Carroll, ha avuto la disavventura di subire la rottura della sua chitarra, immagino che per un musicista la rottura del suo strumento non sia un’esperienza piacevole, come non deve essere stato piacevole rimbalzare contro il muro di gomma dell’ufficio reclami della United e non riuscire neanche ad ottenere il rimborso del valore del suo strumento.
Dave Carroll non si è perso d’animo, tornato a casa ha composto di getto una canzone “United breaks guitars” ovvero “United rompe le chitarre” ne ha fatto un video, lo ha messo su Youtube, la canzone è molto orecchiabile e piace, nel giro di pochi giorni è stata scaricata milioni di volte e con un passaparola mediatico la gente ne ha parlato.
La United non si è accorta di quanto stava succedendo, oppure in preda all’onnipotenza ha completamente trascurato la cosa.
La conseguenza è che nel giro di poco tempo, sui voli interni, dove l’effetto delle prenotazioni a lungo termine si fa meno sentire, la United ha subito un calo di presenze quantificabile in termini economici come 51.000 chitarre. Scusate se è poco.

Ancora compagnie aeree, un altro esempio veramente spregiudicato di pubblicità su internet, senza esclusione di colpi, è rappresentato da questo divertente video: due compagnie aeree si contendono la stessa tratta, ad un certo punto una delle due rompe gli indugi, senza nessuno scrupolo fa un’incursione su di un volo dell’altra compagnia, un gruppo di “incursori goliardici” mette in scena un esilirante dialogo fatto con dei cartelli nell’intento di ridicolizzare la compagnia concorrente, le hostess non si accorgono di niente, naturalmente il tutto viene ripreso di nascosto e messo su Youtube.
Gli ingredienti: un manipolo di incursori, i biglietti comprati presso la compagnia avversaria (unica concessione al nemico), cartone, pennarelli, telecamera, youtube, pelo sullo stomaco e alla fine successo. Non aggiungo altro. Germanwings vs Easyjet.

Lo spot considerato il più bello del 2007 nessuno lo ha mai visto in televisione, la Dove Evolution ci dice provocatoriamente “non meravigliatevi la nostra percezione della bellezza è distorta”

Al B.T.O. non poteva mancare Google, chi sono lo sapete tutti, ma io provo a presentarveli lo stesso, la ricetta del loro successo è quanto di più semplice esista, tre soli ingredienti: genio, intuito, venture capital. Purtroppo è impossibile cucinare questa ricetta in Italia, un po’ per via dell’Haccp, un po’ per la mancanza di uno degli ingredienti (decidete Voi quale - sarà mica quello che si pronuncia in inglese?).
Due studenti capiscono quanto possa essere strategico riuscire a costruire un motore di ricerca efficiente per internet, hanno un’idea, il genio per realizzarla, trovano un finanziatore che crede in loro e senza nessuna garanzia stacca un assegno di 100.000 $, prendono in affitto un garage (*) e si mettono al lavoro.
Sono passati 12 anni i due ragazzi sono diventati 20.000, il garage non è più sufficiente a contenerli, il loro quartier generale è una città intera, le scritte Google sono visibili dai satelliti, con le loro sedi coprono l’intero globo, per ospitare i loro siti utilizzano 450.000 server, eppure … 

(*) Il garage è un classico, a quanto pare è il comune denominatore di tutte le storie americane di successo, e a questo punto concedetemi qualche considerazione:
1) non può essere un caso che le più grandi aziende a livello mondiale nascano nei garage e praticamente tutte nella stessa zona: Google, Microsoft, Apple, Hewlett-Packard, Facebook, Yahoo, Sun Microsystem (java,openoffice), ecc..
2) non vorrei trovarmi nei panni di chi da quelle parti deve affittare un garage per metterci una macchina, immagino che gli affitti siano saliti alle stelle
3) Ecco un altro motivo che rende impossibile il ripetersi di storie analoghe in Italia, qui da noi se uno prova ad aprire un’attività in un garage come minimo lo arrestano.


Google

Apple

Hewlett-Packard

Microsoft

Ma veniamo al contributo di Google, hanno mandato ragazzi giovani e preparati, il loro intervento è stato il più tecnico, macinano numeri con una facilità impressionante, tutto quello che attraversa il loro motore di ricerca viene analizzato e trasformato in statistiche, con questo sistema sono in grado di conoscere prima di chiunque altro le tendenze, i desideri e i comportamenti delle persone e del mercato, sanno cogliere i cambiamenti di anno in anno ed in funzione degli avvenimenti mondiali. Ci hanno anche mostrato le tecniche per dare maggiore visibilità ai nostri siti nelle ricerche effettuate sul loro, traspariva molto la voglia di vendere.

Mentre guardavo il loro intervento non riuscivo a fare a meno di pensare che eppure anche loro si sono fatti prendere in contropiede, neanche loro sono completamente web 2.0 tutto al più web 1.8 via. Il loro social media si chiama Buzz, ed è uscito da poco, molto in ritardo sui concorrenti, youtube è cosa loro ma non ci avevano pensato, si sono limitati a comprarlo già fatto da altri, sono bravi ma negli ultimissimi anni forse si sono distratti, avrei voluto essere meno timido e provocarli, ma ho preferito starmene zitto tanto erano talmente abbottonati che non ci avrebbero dato nessuna soddisfazione. La domanda resta: visto che sono ancora i numero uno indiscussi, mi chiedo cosa staranno studiando per restarlo? il "mobile"?

Arriviamo alle conclusioni. Non troppi anni orsono, agli albori dell'era informatica, circolava una previsione, per i fabbisogni dell'umanità sarebbero stati sufficienti 4 o 5 computer che grazie al progresso avrebbero potuto pesare solo una tonnellata e mezzo, negli anni 80 quando internet esisteva da parecchi anni, si pensava che i personal computer, utili sul lavoro, non avrebbero avuto motivo di essere portati a casa, anche la stessa Microsoft, che in quegli anni stava diventando monopolista, non credette molto alla rete internet.
Io personalmente fra casa, lavoro e tascabili del peso di pochi grammi, tutti interconnessi in rete, ho raggiunto i fabbisogni previsti per l'umanità (senza gioirne), e credo di essere la regola e non l'eccezione, questo per dirvi quanto il progresso avanza veloce e inarrestabile, il mondo sta cambiando ad una velocità a cui non siamo abituati, “ogni giorno è sempre il primo giorno”, ma questo non ci deve spaventare ma solo stimolare, con molta Umiltà dobbiamo continuare a studiare.
Non a caso il consiglio emerso ripetutamente da questa 2 giorni è stato: studiate, studiate. Mi sembra che non possa esserci consiglio migliore.

Non restiamo a guardare ma neanche lasciamoci travolgere.

Credo che la sintesi più appropriata sia quella di dire che il turista non è più un semplice consumatore, ma deve essere considerato un amico, una persona che condivide i nostri stessi interessi, una persona da coinvolgere, con cui dialogare. Il nostro prodotto non può più essere semplicemente un soggiorno od una cena ma sono le Emozioni, è vero che fino ad oggi la nostra Isola ci è stata di grande aiuto perché le emozioni riesce a suscitarle anche da sola, ma continuare a vivere di rendita è molto difficile, è giunto il momento di prendere coscienza di questa realtà e affrontarla. Soprattutto non confondiamo l’aspetto tecnologico di questa rivoluzione che è solo il mezzo, con l’aspetto umano che invece è quello sostanziale, l’uomo sia che lo chiamiamo cliente, consumatore, turista o viaggiatore si sta riappropriando del posto che gli compete “il centro”.

Mi va di chiudere con una considerazione dolceamara, per farvi avere questa comunicazione, vi ho mandato una mail e poi l’ho messa sul sito per raggiungere più persone possibile, e se mi state leggendo probabilmente ci sono anche riuscito e non escludo che sia stato il modo migliore, eppure c’è qualcosa che non va, questa comunicazione non è 2.0, e se lo diventa io resto escluso.
Si può dire che ho finito ieri, non senza sforzo, di mettere in linea il nostro nuovo sito da cui Vi sto scrivendo, non ho ancora fatto in tempo a godermi l’intima soddisfazione che questa piccola impresa mi procura, che un dubbio mi assale: “Non sarà che questo lavoro, neanche ultimato, abbia gia cominciato a non essere del tutto al passo coi tempi e che mi dovrò rimettere a studiare ?”.

Un saluto a tutti Mauro Cilli

(**) Nell’occasione abbiamo intravisto il nuovo logo dell’A.P.T. che giustamente evidenzia la cosa fondamentale, l’A.P.T. non è un ente che rappresenta se stesso (il suo ufficio) ma rappresenta il territorio. In un logo che si prefigge questo obiettivo non può mancare il profilo dell’Isola, stilizzato in qualche modo, nonché la scritta Elba, a noi forse potrebbe sembrare banale questa scelta, siamo abituati a vedere la scritta Elba ovunque e siamo capaci di riconoscere il profilo della nostra Isola in mezzo ai pezzi di un puzzle, ma per il resto del mondo non è per niente banale. Troviamo giusto che nel nuovo logo questi elementi ci siano ambedue, ci basta già questo senza indugiare sull’aspetto grafico per sostenere che è una scelta condivisibile, inoltre non è da poco il significato delle aperture sul profilo, identificabili come atteggiamento mentale, come aperture verso il mondo esterno.

 

 
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