Caro-affitti e desertificazione dei centri elbani:
una piaga sociale sulla quale intervenire

Il protrarsi di una preoccupante situazione di fondi commerciali sfitti, particolarmente evidente nel centro storico di Portoferraio, ma rilevabile anche in altre zone della città e nei vari paesi elbani, ci impone – in quanto associazione di categoria del settore - una serie di riflessioni.
Innanzittutto, va evidenziato l’importante ruolo sociale svolto dagli esercizi commerciali, che con i colori delle vetrine e le loro luci accese, oltre ovviamente a rendere un servizio al pubblico, rappresentano l’animazione dei centri urbani. Una rete di attività che crea aggregazione e mantiene vivi i rapporti nelle comunità, rivestendo quindi una importante funzione sociale per tutti.
Purtroppo, il quadro economico generale è mutato molto in questi ultimi anni rispetto ai tempi felici degli scorsi decenni, per cui molte attività commerciali stentano ad andare avanti e a reggere all’urto della recessione.  Di fatto, accade spesso che i vecchi commercianti cessino la loro attività per raggiunti limiti di età, e che i giovani abbiano difficoltà a mettersi in gioco e ad affacciarsi sul mercato, soprattutto a causa delle esose richieste dei canoni di locazione dei fondi.

Una questione, questa, da doversi doverosamente affrontare con senso di responsabilità sociale da parte di tutti.  Non è pensabile che, in periodi nei quali il potere d’acquisto delle famiglie sta scemando sensibilmente, e dunque anche le prospettive di giro d’affari per le attività commerciali, un esercizio debba far fronte talvolta ad affitti mensili decisamente esagerati.

Purtroppo, in passato si è ampiamente diffusa la mentalità per cui il possessore di fondi o di attività commerciali, cedendo in affitto le medesime si assicurava un introito sovente pari, se non superiore, a quanto il locatario riuscisse in effetti a realizzare per sé e per la propria famiglia, ancorché messa tutta all’opera. Una comoda speculazione, per onor di cronaca non generalizzata, ma alquanto diffusa, che ha consentito a molti di vivere di rendita sul lavoro ed i rischi altrui.

Pur non potendo intervenire nel merito delle transazioni private sul libero mercato, la nostra associazione si sente in dovere di evidenziare questa anomalia, che in tempi difficili come quelli attuali necessiterebbe di una coscienziosa revisione da parte dei possessori di immobili commerciali.

Se il senso etico che ciascuno di noi dovrebbe possedere, riuscisse a far comprendere che in una comunità socialmente progredita ed equa, l’interesse generale ha una sua valenza, allora probabilmente le cose andrebbero meglio per tutti.  Un concetto, questo, estremamente attuale, in un momento di forte lotta all’evasione e di collettiva ribellione allo sperpero di denaro pubblico.

Ma, volendo essere obiettivi, è un concetto estensibile anche alla prolungata chiusura invernale di alcuni esercizi commerciali dei nostri centri storici che, con le vetrine e le verande spente per diversi mesi all’anno, purtroppo contribuiscono a far morire i centri stessi.  Se per le attività prettamente stagionali, quelle poste sulle spiagge o fortemente decentrate, la sola apertura nei mesi estivi è più che logica, rimane discutibile la decisione di stare chiusi nel centro per molti lunghi mesi. Sempre per quel senso etico che ci è tanto caro, se ne dovrebbe avere consapevolezza, agendo di conseguenza ed organizzandosi in modo tale da assicurare un servizio anche nei mesi di bassa stagione, chiudendo a rotazione. 

Certamente si tratta di questioni delicate, soprattutto in questa fase di estrema liberalizzazione delle attività, sulle quali è lasciata ampia facoltà al singolo operatore di agire come meglio crede, sia in materia di orari che di tipologie merceologiche, in un eccessivo affidamento alle dinamiche di mercato.

Auspichiamo pertanto che le amministrazioni comunali, e quella di Portoferraio in primis, in un quadro di misure incentivanti e deterrenti, possano incidere al riguardo, favorendo le attività che coraggiosamente stanno aperte tutto l’anno e invogliando le altre a fare altrettanto.

Da parte nostra, se richiesto, siamo totalmente disponibili ad offrire il nostro contributo, per vedere di conciliare da una parte le esigenze dei vari gestori e commercianti, e dall’altra quelle della comunità, cercando di favorire un’alternanza nella chiusura per ferie delle varie attività, onde assicurare un dignitoso servizio al pubblico anche nei mesi invernali ed un contributo a mantenere viva la città.

Ma auspichiamo soprattutto una seria riflessione da parte dei proprietari di fondi sfitti e di quelle attività in funzione, il cui esoso canone d’affitto sta mettendo in seria difficoltà i gestori: se chiudono gli esercizi commerciali, muore il centro e ne perdiamo tutti.

Vogliamo poter credere in un solidale slancio di “elbanità” e nella responsabilità sociale di proprietari di immobili commerciali ed aziende concesse in gestione, affinché sappiano prendere atto dei forti cambiamenti economici in corso e coraggiosamente si decidano ad assestare i costi di locazione, quelli particolarmente elevati, su parametri più equi e confacenti.

Ultimo aggiornamento (Lunedì 23 Gennaio 2012 16:38)