Cernobbio, 13 marzo 2010

 RISTORAZIONE DI QUALITÀ NON VUOLE SUICIDARSI

«Non vogliamo che anche ristoratori disperati arrivino a compiere gesti estremi come è avvenuto, purtroppo, a molti imprenditori del Nord-Est». È quanto afferma il presidente Lino Enrico Stoppani, presidente Fipe, la federazione dei pubblici esercizi che rappresenta oltre 200mila imprese e una forza lavoro di un milione di persone.
La crisi economica e finanziaria che ha colpito anche il nostro Paese ha terribilmente pesato sul livello dei consumi e non ha risparmiato il variegato mondo della ristorazione italiana con perdite rilevanti di volumi d’affari e con la fuoriuscita traumatica di molte imprese da tempo sul mercato.
Il modello di piccola impresa che ha caratterizzato il Nord-Est italiano adesso non riesce a reggere il peso della crisi, tanto da portare ben tredici imprenditori al suicidio. Ma le piccole e medie imprese non sono solo nell’industria. Anche la ristorazione è formata da modelli prevalentemente di pochi dipendenti.
«L’idea che la crisi sia passeggera – prosegue Stoppani – e che una volta ristabilito l’ordine finanziario mondiale tutto torni come prima è sbagliata. Alcuni ristoranti famosi hanno già chiuso i battenti, altri si stanno avviando a fare altrettanto e l’intero settore sta gradualmente perdendo identità, facendo venir meno quello stile italiano al ristorante che tutti ci invidiano».
La ristorazione di qualità ha gli anticorpi necessari per reagire alle situazioni più difficili, ma vanno stimolati da tutti coloro che hanno a cuore il settore, cioè la politica, le istituzioni e soprattutto la filiera.
Su questo argomento è stato organizzato alla Fiera di Bergamo, martedì 16, un momento di confronto per superare quella situazione soggettiva di disagio chiamata “sindrome da fallimento” così diffusa durante i periodi di crisi e per credere, quindi, in un nuovo sviluppo.
 

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 17 Marzo 2010 17:29)